Filo spinato di cent'anni fa. Trincee scavate nella roccia. Caverne da cui esce freddo anche a luglio. E tu cammini esattamente su quella linea dove per due anni l'esercito austro-ungarico e quello italiano si sono massacrati per pochi metri di pietraia.
Benvenuto sul Karnischer Höhenweg. Sentiero numero 403, soprannominato Friedensweg, il Sentiero della Pace. 156 km lungo la cresta principale delle Alpi Carniche, esattamente sul confine austro-italiano, da Sillian nel Tirolo Orientale giù fino alla valle presso Arnbach. Non è un sentiero casuale. È l'ex fronte di montagna del 1915-1917, che dopo la guerra nessuno voleva più, e dagli anni Settanta la gente di montagna ne ha fatto la cresta di lunga percorrenza più forte delle Alpi, quella che ricorda perché in montagna non si va a sparare.
I numeri, così sai in cosa ti stai infilando. 156 km, 8500 m di dislivello in salita, da 8 a 11 giorni. Difficoltà hard, e lo dice sul serio: creste esposte, selle di detriti, brevi passaggi assicurati con cavo, punti dove non ci si può permettere di avere paura del vuoto né del proprio passo. Passo sicuro e testa salda non sono un consiglio, sono il biglietto d'ingresso. Chi trema sui detriti scivolosi, cominci altrove.
Il terreno racconta la guerra. La parte occidentale oltre Sillian è quella più selvaggia, roccia, neve fino a metà estate, cresta come una lama. Più si va verso est, oltre il Plöckenpass e Nassfeld, più le colline si addolciscono e i pascoli fioriscono. Ma la cosa più forte resta sempre sotto i piedi: trincee, reticolati e postazioni scavate nella roccia, che sono lì da più di cent'anni, come se il fronte se ne fosse andato solo l'anno scorso.
Tappe e rifugi, nomi veri, nessuna invenzione. Si parte dal Sillianer Hütte (2447 m), la prima notte già in quota. Il secondo giorno l'Obstansersee-Hütte sopra il lago omonimo. La terza tappa è un gioiello: il Filmoor-Standschützen-Hütte a 2350 m, uno dei rifugi più alti del percorso, costruito nel 1977 e intitolato agli Standschützen, la milizia territoriale che ha combattuto qui, su questa cresta. Poi il Porze-Hütte, quindi l'Hochweißstein-Haus. La sesta notte spetta al rifugio più famoso di tutto il percorso, il Wolayersee-Hütte (1960 m) si trova presso il lago glaciale Wolayersee, proprio nel catino dove si combatteva durante la guerra; attorno arrugginiscono ancora oggi le postazioni e sorge un monumento ai caduti. Chi ha la pelle dura può anche fare un bagno nel lago. La settima tappa porta allo Zollnersee-Hütte, e da qui la cresta comincia a scendere lentamente verso la civiltà.
E le vedute? Sopra tutto questo troneggia il Monte Coglians, in tedesco Hohe Warte, 2780 m, la vetta più alta delle Alpi Carniche. Su una delle selle di confine è appesa la campana della pace (Friedensglocke), che suona da entrambi i lati del confine, in entrambe le lingue. Il senso di tutto il cammino racchiuso in un solo rintocco.
Per chi è pensato. Per escursionisti di cresta esperti, capaci di affrontare un trekking hut-to-hut di più giorni con tutto quello che comporta: portarsi dietro l'attrezzatura, dormire in rifugio, camminare anche con il maltempo. Non è una passeggiata in famiglia e non è una ferrata per gli amanti dell'adrenalina, è un'autentica escursione d'alta quota, con la storia sotto la suola.
Quando andare. La finestra è stretta: da metà luglio a fine settembre, a seconda della neve. Prima, nelle selle resta il firn; più tardi, minacciano le prime nevicate. Fuori da questa finestra i rifugi sono chiusi e la cresta è spietata.
Come prenotare. I rifugi appartengono all'Alpenverein e nella stagione clou si riempiono. Prenota in anticipo, i gestori chiedono almeno una settimana prima, alcuni rifugi hanno anche la prenotazione online, altrove basta una telefonata. L'iscrizione a un club alpino ti abbassa il prezzo del pernottamento e in caso di necessità apre le porte. Pianifica le tappe secondo la tua condizione fisica, non secondo un record, la cresta aspetta.
156 km lungo una linea dove un tempo pochi metri di pietraia decidevano della vita delle persone. Oggi ci cammini tu, con lo zaino e la campana della pace alle spalle. Ci vai?
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